Lettera ai soci e agli amici di Venti Pietre

Cari associati, amiche e amici di 20 Pietre,

Oltre un anno è passato e siamo ancora qui. Non era scontato e, nonostante l’entusiasmo, era difficile prevederlo. Trovare riconoscimento da parte dei cittadini come luogo di confronto sui problemi del quartiere – è accaduto, per esempio, per la più recente questione della speculazione edilizia sui Prati di Caprara – ci rende orgogliosi e fiduciosi nel prosieguo del nostro impegno: un tentativo umile ma anche ambizioso di fare “politica sociale” concretamente, in autogestione e in autonomia, mettendosi in ascolto e cercando di dare risposte ai bisogni proprio insieme a chi, di questi bisogni, è portatore.

Siamo cresciuti ed è cresciuto l’interesse intorno a noi: la richiesta di utilizzo dei nostri spazi e le proposte di eventi e progetti sono in continuo aumento. Si è rinnovato il consiglio direttivo arricchendosi di nuove energie e si è costituito un Gruppo Comunicazione che lavora sugli strumenti d’informazione, ottimizzando il sito e la pagina facebook; abbiamo recuperato altri spazi, ampliando le possibilità di svolgere più iniziative anche simultaneamente e si sta procedendo al recupero del magazzino dove andranno i laboratori e lo stoccaggio; verrà ripristinato un altro bagno. Tutto questo è stato possibile grazie alla disponibilità costante di alcuni e a quella saltuaria di molti altri, senza alcuna sponsorizzazione e/o sovvenzioni di qualsiasi natura. Abbiamo qualche volontario in più per il Gruppo Bar e per le attività di sostegno ai terremotati, abbiamo visto la partecipazione del gruppo Fuori Mercato e dei Giovani Danzatori, che ci hanno aiutato per il recupero di altri spazi, ma le forze non bastano.

La partecipazione è il nostro nutrimento, ed è direttamente proporzionale alla riuscita del progetto politico, essendone al contempo lo scopo stesso.

La nostra autonomia è un vanto ma costa anche tanta fatica. La difficoltà di mantenere alta la qualità della proposta politica confligge con l’esigenza di lavoro fisico e gestionale che la struttura e le attività che si svolgono in essa richiedono. Le responsabilità e le incombenze crescono e anche gli imprevisti.

Come 20 pietre, stiamo cercando di cambiare le cose e le regole valorizzando e incentivando le pratiche democratiche dell’associazionismo, sviluppando il conflitto prevalentemente in ambito dialettico e culturale. Il nostro modello non si vuole legare ad un luogo ma vuole diventare una pratica riproducibile in ogni luogo.

Tuttavia, per raggiungere questo grado di consapevolezza diffusa partendo dal territorio in cui operiamo, abbiamo bisogno di ulteriore partecipazione. Non abbiamo ancora raggiunto la massa critica, con un numero di soci sufficiente, attivi e intercambiabili per salvaguardare il prosieguo della nostra esperienza, quindi mi rivolgo a tutti coloro che condividono questa idea:

se vi piace, sostenetela, come volete e potete.

Siate presenti, condividete con noi le vostre idee e progetti ma anche il vostro impegno. Anche una parola ben spesa è un contributo prezioso.

Buona Pasqua, religiosa e laica che sia, a tutte e a tutti Voi.

Per 20 Pietre,

Alberto Razzi

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