INTERVENTO ALL’ISTRUTTORIA PUBBLICA POC-PRATI DI CAPRARA

Cambiare un POC si può!

10/11/2018

Intervento per Venti Pietre a cura di Luca Mozzachiodi (in foto), consiglio direttivo.

Abbiamo chiesto di intervenire, come Società di Mutuo Soccorso Venti Pietre, in questa istruttoria perché chiediamo una revisione del POC con particolare riferimento all’area dei Prati di Caprara; la chiediamo in base alla nostra storia e a ciò che Venti Pietre rappresenta per il quartiere in cui si trova essendo la Casa del Popolo sita nell’ex Aci di via Marzabotto 2, per il Comitato che questa istruttoria ha promosso, e per larga parte delle associazioni e dei cittadini di Bologna.

L’associazione di Mutuo soccorso 20 Pietre ha partecipato fin da subito alla nascita e alla costruzione del Comitato Rigenerazione no Speculazione, principale promotore dell’istruttoria attraverso l’interessamento e il coinvolgimento diretto di alcuni suoi associati. Questa partecipazione è passata da numerose adesioni personali alla adesione formale di tutta l’associazione in data 16/05/2017.

Abbiamo ispirato, sostenuto e partecipato con presenze e contributi dei nostri associati alla creazione di Aria Pesa (comitato di monitoraggio autonomo dell’aria) e Parteciprati (Gruppo cittadino di auto progettazione urbana), realtà che discendono e sono legate al Comitato e che ugualmente ospitiamo tra le associazioni che ci frequentano.

Siamo accomunati al Comitato dalle esperienze della rigenerazione e del riuso. Infatti la rigenerazione di un edificio degradato e degradante per il quartiere è stato il nostro atto di nascita sul territorio; la restituzione alla collettività per un uso sociale e collettivo, la prosecuzione naturale della nostra esperienza. I lavori di bonifica del fabbricato sito in via Marzabotto 2 che versava in gravissima incuria, protrattisi per circa 5 mesi prima dell’apertura, si inquadrano pienamente in una cornice di recupero del patrimonio abbandonato e di restituzione degli spazi ad un uso sociale; siamo, in poche parole, un esempio di rigenerazione riuscita.

Le numerose associazioni, ed i numerosi comitati e gruppi che ci frequentano oggi, circa 50, provenienti da tutta la città, con una media di circa 70 attività mensili, hanno potuto svolgere le loro pratiche e in alcuni casi formarsi e strutturarsi; così come tanti cittadini privati hanno potuto avere spazi a disposizione dove organizzare eventi sociali e culturali, festival e conferenze e persino, solo qualche giorno fa, un matrimonio; anche i giovani hanno trovato un luogo di aggregazione in un quartiere che ne rende accessibili meno di altri. Inoltre, con la fattiva partecipazione alle reti nazionali Fuorimercato e Genuino Clandestino ed attraverso il mercato contadino di Campi Aperti che ospitiamo ogni lunedì pomeriggio, sosteniamo un modello diverso di commercio, consumo e relazione con la terra.

Le giovani donne della comunità bengalese hanno potuto integrarsi maggiormente seguendo il corso d’italiano che abbiamo approntato a seguito di una loro richiesta, dando prova della possibilità di autogestire pratiche di soccorso e integrazione sociale; i nostri laboratori di oreficeria e falegnameria hanno dato una possibilità di formazione a chi li ha frequentati. I numerosi dibattiti sui vari temi che avvengono continuamente nei locali dell’associazione, la piccola biblioteca che abbiamo messo a disposizione dei cittadini, l’assistenza agli stranieri dell’associazione Sopra i Ponti, la presentazione di libri, la distribuzione di prodotti agricoli a sostegno delle economie che si ribellano allo sfruttamento delle mafie,  gli spazi di discussione politica, le feste di primavera della comunità iraniana, la raccolta e distribuzione di beni per i terremotati, sono solo alcune delle forme in cui la ricchezza sociale prodotta da Venti Pietre si è data alla comunità cittadina; tutto ciò ha prodotto una più diffusa cultura della solidarietà e dell’integrazione e, cosa ancora più importante, una maggiore capacità di partecipazione politica che resta la sostanza di una società democratica.

Tutto questo insieme di esperienze e la creazione di un così ampio spazio di partecipazione e iniziativa dal basso non sarebbero stati possibili se non avessimo praticato il riuso come riappropriazione sociale degli spazi, e l’autogestione e il mutualismo come pratiche politiche. Intendiamo il mutualismo come una pratica che porti alla socializzazione delle risorse e delle competenze per aumentare la forza e le possibilità dei singoli soggetti nell’autogestione e autodeterminazione delle loro attività e che dia maggior respiro alla loro azione.

Occorre tenere presente che una tale ricchezza andrebbe raccolta e rilanciata anche nelle politiche pubbliche, promuovendo esperienze di ri-uso, ri-generazione e autogestione, che possono raggiungere il massimo della loro efficacia se integrate con una valorizzazione dei beni comuni autogestiti dai cittadini. In questo senso i Prati di Caprara possono senza dubbio considerarsi un esempio di bene comune naturale.

Ci sembra da quanto è stato detto, ma anche fatto, in questa sala nelle precedenti sedute che ciò che è mancato e ciò che invece il Comitato chiede, che noi chiediamo e che tutti i cittadini chiedono, come si evince dall’ampia partecipazione, sia uno sguardo politico e di politica democratica e attenta ai bisogni nella pianificazione urbana e nella conservazione e nel riuso del patrimonio esistente, immobiliare e naturale; ci sono state date risposte tecniche che si risolvono nell’istanza ultima di dipendere, tanto per l’esecuzione di accertamenti di rischio e per la loro valutazione quanto per l’opportunità e vastità delle bonifiche del suolo, così come delle tecniche con cui eseguire le stesse, da una, sola questione: la destinazione d’uso dell’area, che è una questione politica, di sostanza della città.

Che città ci è stata proposta? Una in cui il piano organizzativo serva da operazione tecnica e commerciale di investimento, come se fossimo un qualunque comitato di affari aziendale, una città smart e veloce, che vuole assomigliare alle grandi metropoli europee ma che sceglie di farlo imitandone la viabilità automobilistica e l’edificazione massiva invece del riconoscimento dei beni comuni e del riuso sociale degli spazi come a Barcellona o addirittura Napoli! O dei grandi boschi urbani- come quello di Berlino illustrato ieri nella proposta del dottor Trentanovi e del Comitato.

Buone pratiche al passo sui tempi, signori, sono quelle e solo quelle che portano di nuovo l’urbanistica ad essere uno strumento democratico di progettazione di una comunità, sarebbero, ad esempio, quelle che ci consentissero di avere un grande bosco urbano aperto gradatamente all’utilizzo come bene comune e di lasciarlo ai nostri figli.

A tale proposito, ricordiamo che la legge regionale 23 luglio 2014, n. 19, recante “Norme per la promozione e il sostegno dell’economia solidale”, afferma tra i suoi principi che la Regione Emilia Romagna riconosce e sostiene l’economia solidale quale modello che “promuove i beni comuni, assicurandone l’utilizzo collettivo e sostenibile a beneficio delle comunità e delle generazioni future” (rif. articolo 1, comma 2, lett. a) e che “si fonda sul rispetto, la tutela e la valorizzazione delle risorse del pianeta;” (rif. articolo 1, comma 2, lett. c): per conservare a futuro beneficio i frutti di questo lavoro è necessario che esperienze sociali come quella di Venti Pietre e processi partecipati, come quello anche da noi sostenuto con la nascita di Parteciprati e con il convinto sostegno al Comitato Rigenerazione No Speculazione, siano non solo accolte come un valore per la città e un esempio importante di democrazia partecipativa, ma siano messe in condizione, attraverso specifiche pratiche amministrative e giuridiche, di riprodursi e di connettersi con maggior facilità.

Oggi consumo di suolo, inquinamento dell’aria, eccesso di edificazione e mancanza di aree verdi sono un problema sempre più evidente, dannoso per la salute e che spesso si abbina all’isolamento, alla fragilità sociale di soggetti emarginati e alla impossibilità da parte dei cittadini di rivendicare il diritto alla partecipazione nella progettazione e gestione dei luoghi di socialità, di salute e di incontro, siano essi edifici o spazi verdi pubblici o privati.

Nella zona del quartiere prossima ai Prati di Caprara e attraverso le molteplici attività sociali e mutualistiche realizzate, dalle passeggiate estive fino all’abbraccio dello scorso 20 ottobre che ha coinvolto migliaia di persone, una risposta dal basso era stata già messa in campo da noi e dalle realtà con cui Venti Pietre ha attivato una co-progettazione politica.

L’ampio numero di associazioni iscritte a parlare in questa istruttoria pubblica e il fatto che molte di esse abbiano collaborato proprio a partire dai luoghi concreti, dalla materialità degli edifici o del bosco urbano, pur essendo ciascuna portatrice di proprie specificità, è indice di un alto valore sociale che si unisce a quello ambientale in una ecologia delle relazioni collettive che determina la qualità della vita di tutti e che deve essere pertanto considerata “a beneficio della comunità e delle generazioni future” ben oltre qualche fortunoso investimento o qualche servizio elargito tra privati.

Vogliamo quindi una revisione del POC che porti a un processo partecipativo in cui possano avere parte anche tutti i comitati le associazioni di cittadini che svolgono attività, attualmente o in prospettiva futura, legate all’area dei Prati, ma non solo: come Società di Mutuo soccorso e secondo la storia della nostra Casa del popolo,  vogliamo che nella revisione e nella costruzione di questa nuova fase, anche in considerazione dell’alto numero di spazi pubblici e privati inutilizzati e da rigenerare nella nostra città, si valorizzino e promuovano le pratiche di riuso sociale degli spazi e di autogestione degli stessi da parte dei cittadini.

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